“Scusate il ritardo” potremmo utilizzarlo ancora, purtroppo. Perché in questa prima conferenza conoscitiva con il patron Rizzo e il nuovo fronte dirigenziale della Ternana ci sono alcuni aspetti che non ci sono piaciuti e alcune domande che sono state inevase.
La più importante è quella del rapporto con Bandecchi. Non è stato risposto ovviamente in maniera volontaria, ci mancherebbe, non per dimenticanza. Ma sottolinea come alla base (anche delle scelte dirigenziali) ci sia proprio un rapporto logoro e non più di fiducia con il Sindaco. Sicuramente da parte della famiglia ci sono tutte le motivazioni per intraprendere questa strada e noi non abbiamo assolutamente gli strumenti (né le informazioni) necessari per poter giudicare una presa di posizione assolutamente legittima.
Ci avrebbe fatto semplicemente piacere capire come stessero realmente le cose, proprio per avere un quadro ancora più chiaro. Ma già il silenzio può essere considerato una risposta. Il tema è molto ampio, attraversa ovviamente molti aspetti politici ed economici del futuro della Ternana Calcio e prima o poi (indipendentemente dal rapporto con Bandecchi) del discorso stadio clinica bisognerà parlarne. Perché - come è stato sottolineato - il 27 gennaio sarà una data importante. Cosa succederà alla Ternana se il 27 gennaio il TAR dovesse pronunciarsi in maniera negativa? E quindi impedendo la realizzazione del progetto? E se invece dovesse pronunciarsi positivamente? Cosa succederà? L’impegno della famiglia Rizzo nel calcio si esaurisce con la fattibilità o meno del progetto oppure va avanti a prescindere? E’ evidente che non è un tema da direttore sportivo (e quindi da non trattare il giorno della sua presentazione) ma se al tavolo c’è anche la proprietà è un tema da trattare.
“Scusate il ritardo” potremmo dirlo anche sulla spending review, annunciata per l’ennesima volta, in questi ultimi anni. Ogni volta che un nuovo proprietario si avvicina a un club, qualunque esso sia, dice che si possono fare le stesse cose spendendo di meno. E’ in teoria sempre vero, ma bisogna saperlo fare. E soprattutto bisogna sapere come si fa. Se una squadra costa X milioni di euro non è che per via del cambio di proprietà allora scende della metà. Ci sono dei contratti in essere dei giocatori che non possono essere polverizzati, tanto per fare un esempio. Ci vuole un arco temporale di almeno 12/24 mesi per arrivare a regime. Su questo a Terni ha sbattuto Guida, si sono schiantati i D’Alessandro e ora risentiamo le stesse cose. Attenzione: pazienza.
“Scusate il ritardo” potremmo dirlo sulla vicenda relativa al licenziamento di Lorenzo Modestino come addetto stampa. Rizzo non sapeva neanche di cosa si stesse parlando. Viene da chiedersi allora chi abbia preso la decisione (visto che in quel momento il reggente della società era Massimo Ferrero) e se è stata presa comprendendo bene il valore del professionista e del ruolo che occupa. Senza dilungarci troppo sull’impegno profuso in 15 anni di appartenenza alla società (con qualsiasi proprietà) e oltre 50 anni di ternanità, molto sbandierata in conferenza stampa.
“Scusate il ritardo” potremmo dirlo per il trattamento ricevuto da Carlo Mammarella. Il fatto che sia stato allontanato per mancanza di fiducia fa parte del mondo del calcio. Una nuova proprietà porta sempre i suoi uomini. Era esattamente successa la stessa cosa a Foresti, la scorsa stagione. E’ quello che è stato lasciato intendere che non ci è piaciuto per nulla. La presunta (eccessiva) vicinanza con Bandecchi tanto da fargli sottoscrivere un contratto per “truffare” la Ternana e quindi per non fare gli interessi della società (e addirittura fare quelli di altri). Nessuno lo ha mai detto apertamente ma questo è rimasto ad aleggiare… si può non avere fiducia, si può non avere più fiducia, arriviamo a dire che si deve anche cambiare. Ma non mettere in discussione la serietà. Mammarella e Ferrero non possono essere accomunati, non certamente a Terni. Anche in questo caso non ci dilunghiamo sugli anni di militanza nel club, sui sacrifici fatti negli anni passati e sulle responsabilità assunte nei momenti (recenti) più bui della storia del club. Ma anche in questo caso se parliamo di ternanità, nel vocabolario troviamo anche la parola Mammarella: ha sempre anteposto il club a sé stesso. Ribadiamo ancora che non per questo debba avere il posto fisso. Non ce l’ha nessuno nel calcio e le scelte sono tutte legittime. L’eleganza però non ha prezzo.
“Scusate il ritardo” lo potremmo forse anche urlare per la vicenda Ferrero. Che è la più controversa di tutta la storia Rizzo-Ternana. Se Ferrero è entrato (per la seconda volta) nella Ternana Calcio lo si deve certamente al fatto che è stato lui a creare il link fra la famiglia Rizzo e Bandecchi (di cui da diversi anni è collaboratore). Ferrero quando è entrato nella Ternana (come successe con Guida, ma durò molto meno) è entrato con l’endorsment dei nuovi proprietari. E’ stato presentato alla città come amico di famiglia, come consulente dell’area sportiva. Si è seduto al fianco della presidente Claudia (suggerendo in maniera goffa) nel giorno della presentazione. Era il consulente fidato. Al di là del fatto o meno che fosse in buoni rapporti con Bandecchi è stata la famiglia Rizzo che a lui (e alla Pucci) ha dato un ruolo. Al momento del closing, negli uffici del notaio, c’era Ferrero e non la proprietà (se non attraverso l’avvocato di fiducia). Ferrero il ruolo non l’ha ereditato dalla gestione precedente, non ha approfittato di un vuoto.
Oggi scopriamo che il rapporto con Ferrero non era pre-esistente. E ci chiediamo come sia possibile allora che abbia avuto questo tipo di potere all’interno della Ternana Calcio, tanto addirittura da non solo avere un contratto di collaborazione rilevante ma anche di metterla in difficoltà con il blocco del mercato.
Se non c’era un rapporto di fiducia prima come potergli mettere in mano la società che vai ad acquistare (a fronte di quale accordo?) e fargli gestire la squadra insieme alla presidente con un evidente squilibrio di esperienza nel campo calcistico? Ferrero non è nuovo nel mondo del calcio. Di Ferrero si conoscono vizi e virtù. Affidare un ramo d’azienza a Ferrero (o a chiunque altro) è una scelta che non può essere fatta a cuor leggero, soprattutto se in ballo ci sono degli interessi così importanti, economici e non. E’ ovvio che al momento dell’acquisizione c’era un tema di rapidità di cui tenere conto. Che sarebbe servito più tempo (probabilmente) per analizzare tutto. Ed è altrettanto ovvio che questa determinazione nasce proprio da una realtà riscontrata che è diversa da come era stato raccontato, almeno inizialmente.
Ma gli interrogativi rimangono tutti. Perché tutti si sono chiesti che rapporti ci fossero fra Ferrero e la famiglia Rizzo per arrivare a questa collaborazione. Ora è interrotta con gli stracci che volano. Come se all’improvviso si fosse squarciato un velo: ma certe questioni non potevano essere sollevate prima?
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