Ora possiamo dirlo: la Ternana è in liquidazione. Ora la famiglia Rizzo ha avuto la sua vendetta: ha colpito forte dove pensava di far male, alzando la voce fino all’ultimo. Riuscendo a chiedere a Carlo Pantalloni (che si è palesato anche alla stampa dopo aver mandato la PEC a società e comune), addirittura 6 milioni di euro per vendere il club. Riuscendo a non venire a Terni neanche nel momento della scelta. Riuscendo a chiudere nel peggior modo possibile la loro avventura nel calcio. Una sorta di record, probabilmente.
Come da record è la richiesta da 6 milioni di euro per una società mandata in liquidazione poche ore più tardi: l’estremo tentativo di poter recuperare quanto speso. Un capolavoro imprenditoriale.

Attenzione: chi scrive non crede che Pantalloni sarebbe stato la risposta ai problemi della Ternana. Ma serve semplicemente per capire gli attori in campo. I Rizzo non hanno neanche provato a salvare la Ternana. E’ stata una decisione ponderata, voluta, cercata. Un gesto volontario. Invece di temere i fantocci di Bandecchi e di chiedere soldi in cambio di un club abbandonato al proprio destino i Rizzo avrebbero dovuto chiedere garanzie. Garanzie all’eventuale compratore che la Ternana sarebbe sopravvissuta e che nessuno chiedesse conto a loro dell’amministrazione di questi 8 mesi scarsi. E invece i libri sono in viaggio verso il tribunale.

Partendo dal presupposto che a questo punto sarà un giudice ad accertare le responsabilità di questo gesto a noi non interessa sapere le percentuali delle responsabilità. Di sicuro la famiglia Rizzo non può tirarsi fuori dall’equazione. 
Di sicuro con questo gesto ha compromesso il futuro di un club, ne ha condizionato la storia. Lo ha fatto in maniera consapevole, inseguendo una contrapposizione frontale che non ha risparmiato nessuno.

Ora la Ternana si troverà a combattere una lotta contro il tempo per evitare di scomparire e ripartire davvero dall’Eccellenza. Oggi sarà un curatore fallimentare a decidere del futuro del club, che valuterà eventuali offerte, sempre che ne arrivino. Che valuterà se ci sono le condizioni e le risorse per completare il campionato oppure se scomparire subito. Ora Terni e la Ternana dovranno ripartire da qui. Chi vorrà imbarcarsi in questa impresa dovrà parlare con il Tribunale (sempre che ne abbia il tempo) e non con chi ha deciso senza logica di spegnere la luce.

Chiediamo soltanto una cortesia alla famiglia Rizzo: non provate a spiegare a nessuno (a Terni) le vostre ragioni. Oggi più che mai la piazza è ferita e certamente non è pronta a razionalizzare nulla. Non cercate di controbattere a chi darà la propria versione, non provate a lasciar filtrare punti di vista dall’Edmondo Liberati, cercate di agire nel rispetto della tifoseria. Fate come avete fatto finora: rimanete in silenzio.

Sezione: Editoriale / Data: Lun 13 aprile 2026 alle 21:13
Autore: Stefano Bentivogli
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