Non pensavamo mai potesse arrivare un giorno così. Non ora, non dopo aver detto che si sarebbe presentata offerta, che ci sarebbe stato un progetto coinvolgendo la città, non dopo aver lottato per non far sparire subito la Ternana, non dopo aver sperato che si potesse tornare alla normalità.

Non 24 ore dopo rassicurazioni, non nell’anno del centenario. Non dopo tre anni di tribolazioni dove si sono alternati personaggi nel migliore dei casi non in grado di poter gestire il club.

La tifoseria e la squadra sono state illuse fino all’ultimo, dalla possibilità di poter essere salvati. Sono state spese tante parole: sul progetto, sulla sostenibilità. Ma purtroppo non ci sono state le condizioni. Ora è facile dare la colpa a chi ci ha provato fino all’ultimo. Si poteva fare di più? Può darsi. Si poteva fare meglio? Può darsi. Si potevano intanto mettere 20mila euro e vedere come sarebbe andata a finire (guadagnando così altri 4/5 giorni per trovare un altro partner)? Può darsi. Si poteva addirittura pagare i 200mila euro per poter avere tempo fino all’iscrizione del campionato per capire se l’investimento poteva essere fatto? Può darsi.

Qualsiasi cosa poteva essere fatta. E quindi ora c’è la rabbia di chi è scomparso. Poteva fare di più la città? Può darsi, ma il tessuto economico lo conosciamo e dall’oggi al domani non è facile trovare chi possa contribuire alla salvezza del club. Poteva fare di più la squadra? No, sinceramente no. E vanno ringraziati sempre questi ragazzi che erano disposti a tagliarsi lo stipendio pur di permettere alla Ternana di rimanere in vita.

Questi sono i pensieri che affollano la testa dei tifosi. La maggior parte legata all’oggi, al presente. A quello che si poteva fare in extremis per salvare la squadra, per evitare la catastrofe. 100 anni celebrati nel peggiore dei modi.

Ma c’è un’eredità che pesa però in questa vicenda. E badate bene, almeno per chi scrive, non è di Bandecchi.

In molti puntano il dito sulla gestione dell’attuale Sindaco: troppo onerosa. Sicuramente: ma quando lui vende la Ternana (a Nicola Guida) la vende senza debiti. Se la Ternana è arrivata fin qui è chi l’ha gestita dopo che ne ha fatto un buco nero. Forse avrebbe potuto essere più oculato nella cessione: pretendere maggiori garanzie. Questo sì: lo abbiamo sempre detto. Era evidente che Guida avrebbe fatto fatica a reggere l’urto di una macchina che aveva bisogno di così tanta liquidità. Sarebbe stato meglio prepararsi. Ma Guida fa l’imprenditore e ha preso la Ternana pagandola. Ha detto subito che ci sarebbe stata un’inversione di tendenza radicale nella gestione, ma non è bastato. Complice anche la retrocessione, arrivata all’ultimo atto di una stagione sfortunata. Delle altre due gestioni non vale la pena neanche parlare. Sinceramente. Solo parole buttate al vento. Solo debiti accumulati e stipendi non pagati. Delusioni e dichiarazioni vuote. Tra il peggio che la Ternana ha potuto vivere nella sua storia. E dire che di fallimenti ce ne sono stati, così come di stagioni amare.

Qui bisogna andare a cercare i motivi e le ragioni del fallimento della Ternana. In gestioni dissennate e inappropriate. In pirati all’arrembaggio senza rete, in personaggi in cerca di visibilità o affari equivoci.

Qui e nella vicenda stadio/clinica che invece di essere un asset importante e un volano per il club e per la città, con il passare del tempo è diventato uno strumento di lite: politica ed imprenditoriale, arroccato dentro un ginepraio di leggi e interpretazioni che hanno reso impossibile finora l’attuazione. All’interno di logiche non sempre comprensibili, anche da chi ha sempre seguito la vicenda con grande attenzione.

Ora la Ternana è sola. Ora la Ternana deve ripartire dal basso, che più basso non si può. Deve ripartire dall’Eccellenza. Prima di capire cosa può succedere, cosa si può fare lasciateci almeno essere incazzati. Lasciateci in pace. Non ci parlate di Serie D (bisognerebbe comprare il titolo dall’Orvietana), non ci parlate di progetti che valgono anche in altre categorie.

Se la Ternana è in queste condizioni è colpa della città, alla fine. Che non sa e che non può esprimere un’imprenditoria in grado di sostenere il club della città. E se allora il percorso deve essere davvero sostenibile che lo sia (fino a dove può arrivare) con la nostra gente. Che sia quel che sia, ma che ci sia amore.

Quello che ultimamente non c’è stato. Che ci siano persone serie, che sono rare, ma che non sono state ascoltate. Che si faccia quel che si può, secondo le proprie gambe, ma senza voler fregare nessuno. Che la Ternana sia davvero rossoverde.

Sezione: Editoriale / Data: Mar 12 maggio 2026 alle 15:15
Autore: Ternananews Redazione
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