Oltre al danno (la situazione economica) anche la beffa (il pareggio non meritato con errore arbitrale, almeno a nostro avviso, annesso). Finalmente si torna a parlare di calcio, ma fra le notizie negative che aleggiano intorno alla Ternana e le preoccupazioni per il futuro, il clima non è dei migliori. E poi il risultato finale non aiuta certo a risollevare il morale. I tifosi in trasferta sono da clonare, tutti. Perché anche in un momento così delicato si sono fatti vedere e sentire, proprio per il vero amore della maglia.
La novità della Ternana, dopo due settimane di lavoro con Fazio, non è nel sistema di gioco ma nell’atteggiamento. La volontà è quella di aggredire più alto l’avversario, di tenere di più il pallino del gioco, di verticalizzare la manovra anche per vie centrali utilizzando interpreti leggermente diversi. Anche per una questione forzata (vedi indisponibilità Vallocchia) a fianco di Majer i due calciatori scelti sono due attaccanti aggiunti: Mc Jannet (che ama andare in profondità con una corsa molto lunga) e Orellana che si è trasformato in mezz’ala offensiva piazzando una delle prestazioni più convincenti in questa amarissima stagione.
Praticamente Fazio tiene nella fase di costruzione solo 4 uomini dietro la linea del pallone, con la possibilità però per i due braccetti di salire. Gli altri sono in avanti, anche a costo di lasciare qualche metro alle loro spalle e rischiare qualcosa in possibili ripartenze avversarie. 
Il risultato è che la Ternana è vivace, più continua nella proposta offensiva, più leggera dietro. Di occasioni ne ha create, con continuità e con consapevolezza. Come dicevamo perè è rimasta sempre un po’ distratta dietro. Un po’ per necessità tattiche (il classico gioco della coperta) un po’ proprio per caratteristiche che in questo finale di stagione gli sono rimaste sempre addosso: sembrava potesse essere cambiata l’aria e invece la Ternana rimane ancora una volta senza vittoria. Ormai l’ultima è targata un mese fa: lo scalpo prestigioso contro l’Arezzo. 
Avrebbe meritato di vincere la Ternana. Per il numero delle occasioni, per la continuità con cui si è proposta in avanti, per la qualità delle giocate, per le decisioni arbitrali ampiamente discutibili. Ma evidentemente per i colori rossoverdi non è un buon periodo.
Ora si tornerà a parlare di società e di conti. Di date e di scadenze. Mentre Fazio tornerà a preparare la partita contro la Juventus Next Gen. E per 90 minuti proveremo di nuovo a parlare di calcio.

Poi ci sarà il derby, di sicuro, per qualità tecniche e momenti delle squadre uno dei più bassi nella storia recente delle straregionali. Una volta si diceva che il derby poteva valere una stagione, una volta la settimana del derby era elettrica. Oggi anche vincere il derby potrebbe davvero non cambiare nulla. Oggi le date cerchiate sul calendario sono 8, 13 e 16. Quella del 12 rimane lì da inizio anno, ma il circoletto rosso sembra quasi sbiadito. 
E questo è il più grande danno che questa proprietà poteva fare alla Ternana. Distogliere amore e attenzione verso la squadra. Questo è un danno che nessun tribunale potrà mai quantificare o potrà mai prendere in considerazione, nonostante questa proprietà si sia da subito affidata a legali (cambiandone tanto quanto i dirigenti). La passione di questa piazza è da troppo tempo presa in giro. Da promesse mai mantenute, da dichiarazioni roboanti, da risate vuote. Sono tre anni che annunciano il risanamento del club, lasciandolo sempre peggio di come è stato trovato. Nessuno, in questi tre anni, ha avuto mai il coraggio di parlare con il cuore in mano alla piazza e alla tifoseria. Nessuno ha avuto la forza e lo spessore (economico e morale) per poter rassicurare la piazza e dargli un futuro.
Nessuno ha mai detto fosse semplice, ma respirare quest’aria intorno alla Ternana fa male.
Pensare che si possa arrivare addirittura alla presentazione dei libri in tribunale in maniera praticamente volontaria è quasi incomprensibile. Questa piazza, questa tifoseria, questa città ormai è stata sballottata talmente tanto che forse non ci si rende conto fino in fondo. 
Serve però un colpo di reni. Serve una volontà di poter salvare quello che si può. Serve salvare un patrimonio. Non uno stadio, non una clinica, non un interesse personale. Ma un bene comune.

Sezione: Editoriale / Data: Sab 04 aprile 2026 alle 19:50
Autore: Stefano Bentivogli
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