La terza vittoria consecutiva cambia il quadro intorno alla Ternana. Dopo settimane in cui aveva aleggiato anche la parola “crisi”, oggi si può dire con serenità che quel passaggio difficile è alle spalle. Non soltanto per i nove punti conquistati in queste tre partite, ma per la sensazione complessiva che la squadra trasmette. E soprattutto perché quel quarto posto, che era l’obiettivo dichiarato da squadra, allenatore e società, è diventato realtà. E non è un dettaglio.

È vero, non bisogna mai festeggiare troppo presto. Anche perché ci sono tante partite da giocare ancora e poi è un quarto posto effimero visto che la seconda e la terza posizione restano lontane: 16 punti dal Ravenna, 14 dall’Ascoli. La rincorsa verso quelle posizioni appare obiettivamente complicata, considerato che gli scontri diretti ci sono già stati. Ecco perché il quarto posto diventa importante. Eppure questo non è il punto. Il punto è che la Ternana doveva rimettersi in carreggiata per ritrovare certezze, guadagnarsi quella posizione in classifica per presentarsi ai playoff nella posizione più alta possibile.

Il successo contro il Forlì non è stato roboante, non è stato spettacolare, ma è stato convincente. La squadra ha dato la sensazione di restare in controllo anche nel finale, quando gli ospiti hanno provato in tutti i modi a riaprire definitivamente la gara. Dopo due partite con la porta inviolata è arrivato un gol subito, ma la solidità difensiva ritrovata non è sembrata in discussione. C’è ordine, c’è attenzione, c’è una gestione dei momenti della partita che nelle settimane più complicate era mancata. C’è anche la capacità di soffrire che conta anche quella.

Soprattutto, però, c’è qualità. La qualità degli interpreti sta tornando a fare la differenza. Ndrecka ha trovato il primo gol in rossoverde con un sinistro potente e preciso, una giocata che certifica quanto margine offensivo abbia anche il centrocampo. Davanti, Pettinari è diventato un fattore strutturale: quarto gol in quattro partite, leadership tecnica, capacità di incidere nei momenti chiave. Dubickas non ha segnato, ma è stato costantemente dentro la manovra, riferimento per la squadra e presenza continua nella fase offensiva.

Anche dalla panchina (se così vogliamo chiamarla) arrivano segnali interessanti. Panico ha portato energia e personalità. Leonardi in questo momento non sta trivand tanto spazio ma quando lo ha avuto ha lasciato il segno e rimane anche Aramu, da scoprire fino in fondo, magari nel momento decisivo della stagione. Liverani, da questo punto di vista, ha gestito bene le gerarchie, sfruttando il momento d’oro dei suoi attaccanti senza disperdere le altre soluzioni.

In mezzo al campo, poi, la coppia Vallocchia–Majer è diventata un punto fermo. Funziona perché è completa: forza, dinamismo, intelligenza tattica, capacità di leggere i ritmi. Sanno rallentare quando serve, sanno accelerare quando è il momento di colpire. È lì che la Ternana ha ritrovato equilibrio e identità.

Adesso arriva il passaggio che può misurare definitivamente le ambizioni. Prima il Campobasso, che condivide il quarto posto, poi l’Arezzo capolista. Due partite ravvicinate, due test che diranno quanto è davvero cresciuta questa squadra.

La Ternana si presenta a questo snodo nel momento migliore del suo campionato recente. Ha recuperato convinzione e solidità. Ha rimesso a fuoco i valori mostrati nella prima parte della stagione e smarriti a cavallo tra gennaio e febbraio. Ora servirà ancora di più: concentrazione, qualità, profondità della rosa. Servirà la miglior Ternana. Perché il sogno playoff è concreto, e per continuare a cullarlo — pensando anche a qualcosa di più — non si può proprio sbagliare.

Sezione: Editoriale / Data: Lun 23 febbraio 2026 alle 22:56
Autore: Stefano Bentivogli
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