In questi giorni a Terni c’è un grande fermento. Per la parte buona grazie allo straordinario lavoro che il TIC Festival è riuscito ancora una volta a mettere in piedi, con una città che torna a vivere e ad essere frizzante come raramente è successo (soprattutto in quest’ultimo periodo). Per la parte negativa a causa della situazione della Ternana. Lo diciamo per esperienza diretta. Passeggiando per la città, in qualsiasi ambito, da qualsiasi fascia d’età, arriva sempre e solo una domanda: “Ma la Ternana si salva?

Ogni volta una coltellata al fianco. Perché pensare che nella settimana del derby nessuno ti chieda “ma chi gioca” o “secondo te chi segna” o “ma ce la facciamo” o meglio ancora “ci vediamo allo stadio” è una follia assoluta. Ma da anche il termometro di quello che oggi sta vivendo la piazza e la tifoseria ternana. 

Mancano pochissimi giorni alla fatidica data del 13, quando la proprietà sarà chiamata a effettuare un aumento di capitale (che permetterebbe poi di pagare anche gli stipendi) per affrontare una situazione debitoria molto pesante. I segnali non sono incoraggianti, neanche quelli mandati dopo l’incontro con una delegazione della squadra. Che è soltanto l’ultimo di una lunga serie. 

Finora si è cercato di capire, di andare incontro, di trovare delle spiegazioni o giustificazioni. Ora non c’è più tempo di interpretare: o dentro o fuori.
Rimane lo sconcerto assoluto per quello che si sta vivendo: una proprietà economicamente forte che potrebbe decidere (o ha già deciso) di non pagare. Sicuramente la famiglia Rizzo si è sentita usata e sfruttata e quindi ora cerca in qualche modo di venire fuori da una situazione in cui non si sarebbe mai voluta trovare.

Le questioni da prendere in considerazione sono tantissime, variabili che possono sicuramente cambiare alcuni contorni della vicenda. Ma di fondo rimane un dato di fatto che nessuno può togliere dall’equazione: quando la famiglia Rizzo ha preso questo club non solo sapeva a quanto ammontavano i debiti ma anche quanto sarebbe servito per andare avanti. Questo non è cambiato, anzi. Si sarebbe potuto agire diversamente (per esempio in sede di calciomercato) ma le indicazioni non sono state di smantellare. 



E’ cambiato il contesto: soprattutto fronte stadio/clinica. Ma quello che non capiremo mai è perché non pagare chi finora ha lavorato per la Ternana, la cosiddetta gestione corrente.

Abbiamo la sensazione (neanche troppo velata) che oggi il club sia oggetto della disputa contro Bandecchi e il Comune. Che sia lo strumento che serve per risolvere questioni che potremmo definire “personali”. Che si utilizzi il club e di conseguenza la tifoseria, per sentirsi appagati. Sfruttare la Ternana per arrecare danno, fino ad arrivare a farla scomparire. E’ un pensiero che non riusciamo a inscatolare in una logica. Qui non ci sono solo i giocatori: ci sono i lavoratori, ci sono i fornitori. Tutto quello che ruota intorno alla Ternana avrebbe un danno grave.

Se la Ternana dovesse fallire le conseguenze sarebbero nefaste per chiunque, anche (e soprattutto) per l’attuale proprietà. Di sicuro per la tifoseria. Che continua a chiedere “ma falliamo o ci salviamo?” nella speranza che qualcosa possa cambiare, magari nella notte. Che ci possa essere un salvatore, un benefattore, una schiarita. In questa vicenda ci entra il passato, la politica, l’imprenditoria. Ci è entrata la Guardia di Finanza e la Procura della Repubblica. Ma alla fine ci sono delle scelte e delle conseguenze. 

Come abbiamo avuto modo di dire decidere di (non essere costretti a) fallire non risulta comprensibile. Per farla pagare a qualcuno? Per dimostrare cosa? Di non essere meno forti degli altri? Per questo la gente continua a chiedere. Nei precedenti momenti di crisi della Ternana la domanda era un’altra: ci si chiedeva se magari si era fatto avanti qualcuno, c’era magari la voglia di capire se chi si avvicinava alla Ternana aveva veramente la voglia e la capacità di risollevarla, se la corsa contro il tempo stava andando bene o meno. Ora c’è sconforto. 

Non si capisce la radice dell’eventuale gesto, il motivo. Al di là delle offerte ricevute, delle provocazioni, dei tentativi, degli accordi saltati, delle liti, degli ego ipertrofici, delle prese di posizione precostituite, delle eventuali spiegazioni, dei rimpalli di responsabilità rimarranno soltanto i fatti. Anche perché le parole lasciano il tempo che trovano. L’unica parola che vorremmo sentire è la risposta “si” alla domanda “Ma la Ternana si salva?”

Sezione: Editoriale / Data: Ven 10 aprile 2026 alle 22:30
Autore: Ternananews Redazione
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