Nessuno può nascondersi ora. Nessuno. Nessuno può dire di non avere una porzione di responsabilità in questa situazione che sta portando la Ternana sull’orlo del precipizio. Forse questi tre anni di emergenza continua hanno narcotizzato completamente la capacità di analisi, di sicuro hanno allontanato la squadra dalla città. Ma probabilmente non ci si rende conto che da qui a pochi mesi la Ternana potrebbe ripartire dall’Eccellenza. Qualcuno potrebbe dire, come recita uno slogan, “meglio l’Eccellenza che questa dirigenza”, ma finché c’è tempo magari trovare una soluzione sarebbe più corretto nei confronti della tifoseria e della città.

Di sicuro non possono nascondersi i precedenti proprietari (Guida e D’Alessandro) che hanno creato una situazione debitoria monstre sommando mancanze su mancanze, dopo aver ereditato una situazione certamente gravosa da un punto di vista finanziario ma certamente senza debiti. 
Non può certo venire meno ai propri impegni l’attuale proprietà: tutte le eccezioni finora portate, la ricerca dei responsabili di questa situazione, l’approfondimento sulla figura di Ferrero, situazioni scoperte dopo l’acquisizione non portano a una sollevazione di responsabilità. Anzi al massimo la accentuano. Peraltro in una situazione in cui non vengono pagati neanche i debiti correnti, quelli generati dall’attuale gestione. Nessuno ovviamente chiede alla famiglia Rizzo di pagare per tutti. E neanche di passare per idioti. Ma al momento gli unici idioti siamo noi, i tifosi della Ternana. Quelli che hanno sempre sperato che una soluzione ci fosse, che seppur con fatica la situazione potesse risollevarsi.

Finora la famiglia Rizzo ha buttato nella Ternana almeno 5 milioni di euro, per ricevere in cambio soltanto problemi. Se non vuole portare la Ternana al fallimento ne servono come minimo altrettanti, per poi ripartire con un programma veramente di lacrime e sangue. Che la situazione però fosse difficilissima era noto a tutti anche prima. Magari non con questi numeri e queste proporzioni. Sicuramente con il progetto stadio clinica in piedi (anche se con il problema che poi è esploso al TAR comunque già noto). Ma non è stata una sorpresa, non può esserlo, non è una tesi sostenibile, da nessuna parte.

Oggi i proprietari della Ternana devono far fronte a una situazione estremamente difficile, ma sapevano che sarebbe stata difficile e quindi si deve trovare una soluzione. Non pagare nessuno non è una soluzione. Aver già investito almeno 5 milioni di euro non è una soluzione, perché purtroppo ne servono degli altri e questo era già noto. Cambiare dirigenti e interlocutori ogni 3 mesi non è una soluzione. La disponibilità economica della famiglia non è mai stata in discussione. Sicuramente hanno messo i loro soldi (a differenza di altri) per risollevare la Ternana. Se ora non c’è più questa disponibilità (per volontà o necessità, non sta a noi sindacare) è il tempo di alzare la mano e consegnare la squadra al Sindaco, sebbene si chiami Bandecchi e sebbene finora i rapporti sono stati pessimi.



Dall’altro lato il Sindaco, che sicuramente ha un ruolo istituzionale e che anche come imprenditore ha anche avuto (e ha) un ruolo all’interno di questa vicenda, deve trovare il modo, attraverso i suoi canali, di poter riprendere in maniera costruttiva il percorso di stadio/clinica (che come ha sempre detto rappresenta il motivo della presenza di investitori sulla Ternana), magari blindando una road map, coinvolgendo anche la Regione che non può tirarsi indietro. E contemporaneamente servirebbe individuare strade alternative alla famiglia Rizzo.

La Ternana è un bene collettivo, non può essere semplicemente trattata come un bene privato, ha delle logiche completamente diverse. A chi interessa oggi del futuro del club?

In ultimo il ruolo dell’attuale amministratore unico della Ternana. Scelto proprio dalla famiglia Rizzo dopo l’interregno Pucci/Ferrero. Uomo di fiducia, ternano, che possa avere a cuore conti e onorabilità. Oggi tutto passa dalle sue mani. E da ternano è il primo a non potersi permettere un completo fallimento della società. 

La Ternana è già fallita, nel 1987 con Migliucci che non aveva più soldi per portare avanti la squadra, ma ci fu la forza di ripartire l’anno successivo, e poi nel 1992 con Gelfusa, dopo la promozione in Serie B. Finì nei dilettanti, dove rimase due anni. La terza volta ce la eviteremmo volentieri. Basta solo evitare di mettere la testa sotto la sabbia e continuare a dire sempre che è colpa di qualcun altro.

Sezione: Editoriale / Data: Mer 01 aprile 2026 alle 11:00
Autore: Ternananews Redazione
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