Uno dei motivi, almeno di pancia, che potrebbero spingere la famiglia Rizzo a lasciare la Ternana è stata la contestazione di questi giorni, culminata (si fa per dire) con lo striscione “Liberate la Ternana” esposto dalla curva a Guidonia.

Sarebbe stato il contrario, con estrema franchezza. In una situazione del genere, sfidiamo chiunque a trovare una piazza dove non esista un dissenso aperto, anche molto più pesante di quello ora in atto a Terni, che non coinvolga dirigenti e proprietà.

Succede a tutti i livelli e a tutte le latitudini. Sono contestate proprietà che hanno vinto scudetti (vedi Milan e Napoli) con sentimenti popolari certamente molto più veementi rispetto a quelli vissuti (finora) a Terni. Il coro “Cairo devi vendere” sono anni che viene cantato al Torino, nonostante anni ininterrotti di Serie A. O l’Olimpico deserto in occasione delle partite casalinghe della Lazio, situazione che la famiglia Rizzo certamente conosce. 

Nessuno può avere il 100% dei consensi, figuriamoci in una situazione come quella che stanno vivendo i tifosi della Ternana. Volete un rapido riassunto? Senza andare a ripescare quello che è successo in passato (neanche troppo remoto): un tourbillon di dirigenti o figure apicali (alcune anche di dubbio gusto) prima esaltate e poi giubilate, nessun contatto o quasi con la piazza da parte della proprietà, nessun pagamento con i fornitori (soprattutto quelli ternani), società sull’orlo del fallimento e in ultimo risultati certamente non soddisfacenti.

Cosa dovrebbe succedere ancora per dare alla curva il “permesso” di contestare?



In questo periodo di governance da parte della famiglia Rizzo abbiamo vissuto molte vite e nessuno della proprietà è mai riuscito (o ha voluto) dare una spiegazione a quanto succedeva e stava succedendo, compreso il discorso stadio/clinica (di cui la Ternana, ricordiamolo è vittima). Se è vero - come è vero - che la famiglia Rizzo finora ha messo soldi (e tanti) è anche vero che viene vissuto come un atto dovuto e che nessuno ha mai spiegato quali sono le reali difficoltà.

Dalla piazza si vedono le contrapposizioni forti che hanno guidato finora i rapporti con il Comune (e le scelte sulla conduzione della società, alcune anche masochistiche) in nome di un’integrità che poi si è scontrata con i fatti.

Oggi noi vediamo una società ridotta all’osso, in contrasto con quasi tutti quelli che gli gravitano intorno, che non ha pagato i propri fornitori (la maggior parte dei quali del territorio ternano) e che ora alla vigilia di appuntamenti decisivi non ha ancora deciso che strada prendere.
Terni stessa ha vissuto dei momenti difficili: forse non tutti come questo, alcuni ancora più gravi. La distanza con la proprietà non è la prima volta che accade. E in qualche caso si è provato anche a ridurre le distanze, cercando un dialogo, provando a spiegare.

Quello di cui Terni e la Ternana avrebbero bisogno. E che finora ancora non c’è stato. E non è possibile capire i bisogni di questa proprietà perché non c’è stato mai un dialogo. Neanche parlando con i suoi primi dirigenti (o collaboratori) che sono durati (finora) al massimo 3 mesi. 

La contestazione nasce dall’amarezza e dalla rabbia. Di non poter cambiare le cose, di non riuscire a far comprendere l’amore che questa piazza, questa gente, ha nei confronti dei colori rossoverdi. I ternani sono sempre stati a fianco della Ternana. In qualsiasi momento, con qualsiasi tempo. Con qualunque proprietà. Per questo meritano rispetto. Per questo sono arrabbiati. E con chi devono prendersela adesso? E non è una questione di soldi… anche Bandecchi è stato contestato… in maniera decisamente più pesante rispetto a quanto visto oggi a Terni.

Il dissenso è il minimo in questa situazione che potrebbe diventare drammatica. Basta ascoltare e comprendere. Ascoltare la piazza, comprendere le necessità. Terni non ha mai chiesto l’obbligo della vittoria: ha sempre chiesto serietà. E oggi si trova confusa…

Sezione: Editoriale / Data: Dom 05 aprile 2026 alle 15:00
Autore: Ternananews Redazione
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