La nuova Ternana sembrava davvero a un passo. Una stretta di mano, la costituzione della newco e poi l’assalto all’asta del 13 maggio. Invece tutto si è fermato sul più bello. A raccontare i retroscena della trattativa sfumata è Massimo Sarandrea, advisor finanziario dell’imprenditore italo-svizzero Fabio Splendori (nella foto), intervenuto ai microfoni di Tag24 Umbria.

Secondo quanto emerso, il gruppo guidato da Splendori era pronto a entrare concretamente nella partita per il salvataggio del club rossoverde. L’operazione prevedeva la nascita di una nuova società e un investimento immediato per affrontare sia l’asta giudiziale sia le prime scadenze economiche.

Il progetto, però, si sarebbe arenato davanti all’enorme esposizione debitoria accumulata dalla Ternana negli ultimi mesi. Una situazione che, secondo Sarandrea, avrebbe reso troppo rischioso procedere fino in fondo.

L’advisor non nasconde la delusione. “Eravamo veramente all’ultimo miglio”, ha spiegato a Tag24 Umbria, sottolineando come fosse già pronto tutto il necessario per avviare la nuova società destinata a rilevare il club.

“Pronti a costituire la newco”

“Oggi eravamo pronti a costituire la newco, la US Ternana. Era già pronto l’atto costitutivo, lo statuto. C’era soltanto da stringersi la mano col sindaco”, ha raccontato Sarandrea.

L’operazione avrebbe avuto come perno Fabio Splendori, imprenditore italiano residente in Svizzera e a capo di un gruppo da oltre 150 milioni di fatturato tra attività legate al lavoro, alla consulenza e all’immobiliare.

Secondo Sarandrea, il piano prevedeva un investimento iniziale immediato: “Eravamo pronti a mettere subito 250mila euro per l’asta e altri 2 milioni entro il 6 giugno”.

Il problema sarebbe nato durante le verifiche sui debiti sportivi e sulle trattative con alcuni creditori. “Per 4-500 mila euro di distanza il mio cliente avrebbe rischiato di buttare via tutto. Non me la sono sentita di consigliargli questo salto nel buio”, ha aggiunto.

Sarandrea duro: “Gestione dissennata”

L’intervista rilasciata a Tag24 Umbria contiene anche parole molto pesanti nei confronti della precedente gestione societaria. Sarandrea parla apertamente di “gestione dissennata”, facendo riferimento alle scelte compiute negli ultimi mesi.

“Non riesco a spiegarmi come si possa gestire così una società di calcio”, ha dichiarato. Nel mirino finiscono soprattutto i costi accumulati nonostante una crisi economica già evidente.

L’advisor salva invece il lavoro portato avanti negli ultimi giorni da Giuseppe Mangiarano e Carlo Mammarella. “Si sono fatti in quattro per trovare una soluzione”, spiega, definendo il direttore generale “un ragazzo d’oro”.

Sarandrea ha poi lanciato un’accusa ancora più diretta: “Alla fine lo sa chi ha fatto fallire la Ternana? I procuratori”. Un riferimento ai mancati accordi economici con alcuni tesserati e alle difficoltà incontrate nel tentativo di ridurre il peso del debito sportivo.

Resta aperto uno spiraglio

Nonostante il fallimento della trattativa per l’asta del 13 maggio, Sarandrea lascia comunque aperta una piccola porta per il futuro della Ternana.

“C’è una possibilità tecnica per rientrare dalla Serie D”, ha spiegato, lasciando intendere che il gruppo imprenditoriale potrebbe comunque restare interessato a un progetto sportivo legato ai colori rossoverdi.

Al momento, però, la priorità resta capire cosa accadrà nei prossimi giorni attorno all’asta fallimentare. Il tempo continua a correre e il destino della Ternana resta appeso a un filo.

Sezione: Primo Piano / Data: Gio 07 maggio 2026 alle 21:47
Autore: Ternananews Redazione
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