Colpo di scena nella vicenda legata ai disordini avvenuti al termine della sfida tra Ternana e Ascoli dello scorso 31 agosto 2025. La Corte di Cassazione ha infatti annullato il Daspo di otto anni inflitto a un tifoso rossoverde, rimettendo in discussione uno dei provvedimenti più severi adottati negli ultimi tempi in ambito sportivo.

La decisione della Suprema Corte arriva dopo il ricorso presentato dalla difesa e mette in evidenza criticità rilevanti nell’iter che aveva portato alla convalida del provvedimento da parte del Gip del Tribunale di Terni.

Nel frattempo, in attesa di un nuovo giudizio, viene sospeso l’obbligo di presentazione quotidiana in Questura che gravava sul tifoso, alleggerendo almeno temporaneamente le restrizioni a suo carico.

Resta invece formalmente in piedi il Daspo, anche se ora poggia su basi che la Cassazione ha ritenuto fragili e non adeguatamente motivate.

Daspo annullato dalla Cassazione: “Motivazione carente e atti non verificati”

Il punto centrale della decisione riguarda proprio il metodo con cui il provvedimento era stato convalidato. Secondo i giudici della terza sezione penale, il Gip non avrebbe effettuato un controllo sostanziale sugli elementi a disposizione.

In particolare, la Cassazione sottolinea come la convalida si sia basata su un richiamo formale agli atti della Questura, senza una reale verifica autonoma della loro fondatezza.

Un passaggio ritenuto non sufficiente, soprattutto in presenza di una misura così incisiva sulla libertà personale come il Daspo con obbligo di firma.

Secondo i principi consolidati, infatti, il giudice deve valutare nel merito diversi aspetti: la necessità e urgenza del provvedimento, la pericolosità attuale del soggetto, la riconducibilità dei fatti contestati e la congruità della durata.

Il nodo dei video: prove mai acquisite

Tra gli elementi più rilevanti emersi nella sentenza c’è la questione legata ai filmati di videosorveglianza, ritenuti determinanti nella fase iniziale.

Nel provvedimento di convalida, il Gip affermava di aver visionato i video e di aver individuato il tifoso mentre partecipava attivamente agli scontri.

Tuttavia, secondo quanto accertato dalla Cassazione, quei filmati non risultano presenti nel fascicolo trasmesso al giudice né successivamente alla Suprema Corte.

Un vuoto probatorio decisivo, che ha portato i giudici a ritenere non dimostrata la riconducibilità delle condotte contestate al tifoso coinvolto.

In sostanza, la misura sarebbe stata confermata sulla base di elementi che il giudice non avrebbe potuto realmente esaminare.

Durata del Daspo e precedenti: valutazione da rifare

Altro tema affrontato riguarda la durata del Daspo, fissata in otto anni, ben oltre il limite ordinario previsto dalla normativa.

La Cassazione ha riconosciuto che la presenza di un precedente provvedimento a carico del tifoso potrebbe, in linea teorica, giustificare un’estensione della misura.

Tuttavia, anche su questo punto manca una valutazione concreta e attuale della pericolosità del soggetto, elemento imprescindibile per sostenere una sanzione così pesante.

La semplice presenza in contesti legati al tifo organizzato o la partecipazione alla partita non sono sufficienti, da sole, a dimostrare responsabilità dirette nei disordini.

Si torna al Tribunale: nuovo esame del caso

La Suprema Corte ha disposto il rinvio al Tribunale di Terni, che dovrà riesaminare la vicenda in una diversa composizione.

Il nuovo giudice sarà chiamato a verificare, sulla base di elementi concreti e realmente disponibili, l’effettivo coinvolgimento del tifoso negli scontri avvenuti fuori dal “Libero Liberati”.

Fino ad allora, resta sospeso l’obbligo di presentazione in Questura, mentre il Daspo rimane formalmente valido ma fortemente indebolito.

Una decisione destinata a far discutere, che riporta al centro il tema del rispetto delle garanzie procedurali anche nei casi legati all’ordine pubblico e alla sicurezza negli stadi.

Sezione: News / Data: Gio 09 aprile 2026 alle 19:00
Autore: Ternananews Redazione
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