Il 5 marzo 1962 Terni perdeva uno dei suoi simboli più grandi. In un tragico incidente sulla strada statale Valnerina si spegneva Libero Liberati, campione del mondo della classe 500 nel 1957 e uno dei piloti più talentuosi e amati della storia del motociclismo italiano.
Per i ternani era – ed è ancora oggi – il “Cavaliere d’Acciaio”, soprannome che richiamava sia la sua rivalità sportiva con il grande Geoff Duke, soprannominato il “Duca di Ferro”, sia il legame indissolubile con la sua città, la Terni dell’acciaio, che negli anni del dopoguerra trovò nelle sue imprese sportive un motivo di orgoglio e riscatto.
Gli inizi e i primi successi
La carriera di Liberati nel motociclismo internazionale iniziò nel 1950, quando partecipò alla sua prima gara del Campionato del Mondo in sella a una Moto Guzzi. Nei primi anni dimostrò subito il proprio valore, arrivando secondo al Campionato Italiano Seniores classe 500 nel 1953 e nel 1954, gareggiando anche in altre categorie con moto diverse, tra cui Moto Morini.
Il primo grande trionfo arrivò nel 1955, quando conquistò il Campionato Italiano della classe 500. Una stagione brillante, caratterizzata da numerose vittorie nelle principali gare nazionali: Napoli, Sanremo, Imola, Senigallia e Mestre. L’anno successivo, nel 1956, Liberati riuscì a confermarsi vincendo nuovamente il titolo italiano, dimostrando continuità e grande talento.
Nello stesso anno, nel Gran Premio delle Nazioni di Monza, valido per il motomondiale, conquistò una prestigiosa vittoria nella classe 350 e un secondo posto nella 500 alle spalle del compagno di squadra in Gilera, Geoff Duke.
Il titolo mondiale del 1957
Il momento più alto della carriera di Liberati arrivò nel 1957. In quella stagione straordinaria il pilota ternano conquistò il titolo mondiale della classe 500, vincendo quattro delle sei gare in programma e imponendosi tra i grandi protagonisti del motociclismo internazionale.
Nello stesso campionato ottenne anche il terzo posto finale nella classe 350, con una vittoria e cinque piazzamenti sul podio in sei gare disputate.
Proprio nel 1957 si verificò anche un episodio rimasto nella storia del motomondiale: dopo aver vinto il Gran Premio del Belgio, Liberati fu inizialmente squalificato per presunte irregolarità e la vittoria venne assegnata a Jack Brett. Solo nel 1958 arrivò la riabilitazione ufficiale e il ripristino dell’ordine d’arrivo che restituì al ternano il successo conquistato in pista.
Quello stesso anno la Gilera organizzò un tour in Sud America e Liberati si impose in diverse competizioni tra Buenos Aires, Montevideo, Mendoza e Mar del Plata. A fine stagione l’Unione Stampa Sportiva Italiana lo premiò come miglior atleta dell’anno.
Gli ultimi anni di carriera
Il 1957 fu anche l’anno del cosiddetto “patto di astensione”, con cui Gilera, Moto Guzzi e Mondial decisero di ritirarsi dalle competizioni. Liberati si trovò così senza una scuderia ufficiale e fu costretto a continuare la carriera con mezzi privati.
Nel 1959 partecipò al mondiale della classe 250 con una Moto Morini e negli anni successivi tornò a guidare la sua Gilera Saturno. Tra il 1958 e il 1960 i risultati furono meno brillanti, ma il talento e l’esperienza del campione ternano rimasero intatti.
Nel 1961 prese parte a diverse gare del Campionato Italiano Seniores e internazionali, vincendo le prove di Modena e Genova. In quell’anno sfiorò il titolo italiano della 500, battuto dalla Bianchi ufficiale di Ernesto Brambilla.
La tragedia del 5 marzo 1962
Nel 1962 la Gilera decise di tornare alle competizioni e Liberati iniziò ad allenarsi con l’obiettivo di presentarsi in grande forma alla nuova stagione.
Il destino però si rivelò tragico. Il 5 marzo 1962, durante un allenamento lungo la strada statale 209 Valnerina, il pilota ternano scivolò sull’asfalto bagnato all’altezza della curva di Cervara, urtando violentemente contro la parete rocciosa. I soccorsi furono inutili: Libero Liberati morì a soli 34 anni.
Il ricordo a Terni
Nel luogo dell’incidente, tra le località Vocabolo Valle e Cervara, è stata posta una lapide che ricorda il campione ternano. Il monumento, spostato nel 2010 per lavori alla viabilità, è stato riportato nel punto esatto nel 2018.
Il legame tra Liberati e la sua città resta fortissimo. A lui è intitolato lo stadio comunale di Terni, uno dei pochi impianti sportivi in Italia dedicati a un campione di uno sport diverso dal calcio, a testimonianza dell’importanza che il pilota ebbe per la comunità ternana.
Davanti allo stadio si trova anche un monumento dedicato al campione, realizzato dallo scultore Carlo Lorenzetti, mentre il suo nome è stato dato anche al tunnel stradale lungo oltre un chilometro che collega la superstrada Rieti-Terni alla Valnerina, nei pressi del luogo dove perse la vita.
A distanza di decenni, Libero Liberati resta una figura simbolo dello sport italiano e della storia di Terni: un campione capace di trasformare la passione per le due ruote in leggenda.
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