Abbiamo assistito, a colpi di comunicati stampa, all’ennesimo botta e risposta fra il Sindaco e Gianluigi Rizzo. Sinceramente avremmo evitato, ma probabilmente abbiamo avuto l’ennesima conferma che la vicenda rossoverde si è giocata con queste regole soltanto a causa del pessimo rapporto fra i due. Lungi da noi voler dare ragione a uno o all’altro. Ci limitiamo a fare i cronisti e a cercare di interpretare (e non sempre correttamente) quanto accade intorno alla Ternana.

Ultimamente è stato molto difficile. Gli ultimi tre anni abbiamo parlato molto spesso di quello che è successo fuori dal campo piuttosto che di quello che è successo dentro il Liberati (o in trasferta). Dall’esonero di Abate in poi (a febbraio dello scorso anno) non si è parlato praticamente più di calcio. Di sicuro dopo la partita contro il Pescara - che ha negato alla Ternana la B - neanche per scherzo il pallone è stato il nostro pane quotidiano. Abbiamo parlato di tutto: politica, economia, finanza, diritto (amministrativo e penale), ora societario, noif, scadenze, bilanci… chi più ne ha più ne metta. Non abbiamo parlato di calcio perché l’attuale proprietà non ha fatto calcio. Ha fatto tutto tranne che calcio. È venuta a Terni a comprare la Ternana non per il calcio, ma per i propri interessi imprenditoriali. E non ha fatto una scelta calcistica, neanche una, compresa l’ultima, quella di mandare in liquidazione volontaria la società. Tutto fatto per interessi personali.

In quest’ultimo periodo Bandecchi ha parlato eccome. Tutti i giorni o quasi. Anche troppo. Con i suoi modi, con le sue prese di posizione nette e tranchant, convinto della propria ragione e posizione. Chi non ha mai parlato (pubblicamente) è stata la proprietà se non attraverso un comunicato proprio il giorno del derby, anzi a due ore dall’inizio del derby, con un tempismo che definire imbarazzante è poco. Oggi, dopo la scelta di chiudere la Ternana e non essersi mai più fatto vedere, ha riparlato anche Gian Luigi Rizzo, guarda un po’ all’AGI che in questi mesi aveva anche condotto un’inchiesta giornalistica sulla Ternana e le sue precedenti gestioni (e anche sull’Edmondo Liberati). Le sue parole, come quelle di Bandecchi, non le commentiamo: si commentano da sole.

Avevamo detto che non è più il tempo delle parole ma dei fatti e abbiamo sottoscritto in pieno anche la lettera aperta del CCTC (che evidentemente non è stata presa ad esempio). Hanno parlato i fatti. E hanno parlato in maniera molto chiara. Hanno parlato a tutti, non solo all’AGI. Rimarranno scolpiti nella storia centenaria della Ternana, nessuno li cancellerà mai questi fatti: perché sono unici. Nessuno mai aveva deciso di staccare la spina in maniera volontaria nella storia del calcio. Mai la tifoseria e la storia della Ternana erano state così bistrattate.

Ora è tardi per spiegare, anche perché probabilmente se non ci fosse stato il fallimento attraverso il Tribunale non ci sarebbe stata neanche questa spiegazione. C’è stato tanto tempo per parlare, per farsi capire, magari anche per trovare insieme una strada comune. Ci sarebbe stato il tempo anche per prendere un caffé, ma per farlo bisognava essere insieme.

I ternani sono accoglienti, passionali, generosi. Sono lavoratori. Sono bifolchi e contadini ma onesti. Non hanno pregiudizi, cercano di tendere la mano. I ternani ci mettono la faccia e lottano fino alla fine. I ternani non mollano il colpo, non si nascondono dietro un dito. I ternani sono innamorati della propria terra e della propria squadra del cuore. La tiferanno indipendentemente dalla categoria e dal presidente. Ma non hanno intenzione di farsi prendere in giro, da nessuno. I ternani sono galantuomini, come il tempo. Ma sono anche come il Cavaliere Nero.

Sezione: Copertina / Data: Mer 15 aprile 2026 alle 19:00
Autore: Ternananews Redazione
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