Cristiano Lucarelli, allenatore della Ternana, è intervenuto in diretta a TMW Radio, ai microfoni di Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini nel corso della trasmissione Stadio Aperto: "Più che i 28 gol fatti, l'importante è averne subiti solo sei, anche perché di solito chi segna tanto ne subisce di più. Abbiamo trovato una buona quadratura, ma siamo soltanto all'undicesima partita, al momento sono solo schermaglie, il campionato entra più vivo più avanti: marzo, aprile e maggio saranno decisivi".
Partite dalla base giusta per completare l'opera?
"Dipende se c'è la giusta intelligenza. Tra autostima, o consapevolezza, e presunzione c'è poca distanza, ma si tratta di due mondi completamente diversi. Non eravamo tra le favorite, e il campionato quest'anno è ancora più difficile dello scorso, visto che è salito il Palermo, c'è il Catania che ha cambiato società e allestito una squadra forte. Ci sono campi difficili, insidie ogni centimetro anche dal punto di vista dei terreni. Non eravamo favoriti e tuttora non lo siamo, sono contento di questo. In un campionato i momenti di difficoltà capitano, ed è talmente tanto lunga che preferiamo continuare a pensare una partita alla volta".
Avete avuto anche la fortuna di non subire rinvii.
"La nostra società da questo punto di vista è fantastica: nonostante ci sia un solo tampone settimanale obbligatorio noi ne facciamo due. Questo grazie alla disponibilità totale di tutelare i giocatori sul Covid: la cosa fondamentale è che loro siano responsabili per loro stessi e gli altri, che facciano davvero solo casa ed allenamento, basta poco a compromettere una stagione. Siamo contenti di aver vinto le partite giocate fino a qui, consapevoli che c'è chi deve recuperare. Le cose stanno andando anche meglio del previsto, dato che ci sono giocatori con figli che vanno a scuola. Io però, in generale, il tampone del venerdì lo anticiperei al giovedì: a volte ci sono trasferte lunghe da organizzare, di 8-9 ore, e diventa difficile sopperire all'emergenza. La risposta solitamente arriva al sabato, e lì diventa complicato fare tutto".
Che Falletti ha trovato?
"Dal punto di vista fisico sempre in ottima forma, ha 28 anni ed è nel pieno della maturità psico-fisica. Avendo giocato già per 4 anni alla Ternana, ha voluto fortemente tornare qui, e lui è l'unico che abbia mai assaggiato la Serie A, per il resto è soprattutto Serie B. Da subito ha dimostrato che non gli pesava scendere in Serie C, e aggiungo io girone C, un campionato dove giocatori con caratteristiche come le sue non sono proprio tutelati. Ha già segnato diverso gol e fatto molti assist, a livello di motivazioni è un po' come quando io tornai a Livorno, non ti pesa scendere di categoria perché ami certi colori. In questo campionato la differenza si nota rispetto a quelli superiori, è critica e difficile sotto tanti punti di vista. Il legame con Terni gli fa superare situazioni in cui altri hanno fatico".
Come l'ha visto Osimhen?
"Si vede che potenzialmente può diventare un top player nei prossimi anni. Ha bisogno di inserirsi in un campionato che non è più quello di 10 anni fa, ma rimane comunque quello tatticamente più difficile del mondo. Persino Ronaldo ha faticato a essere se stesso nelle sue prime dieci partite, ogni giocatore ha bisogno di tempo per l'adattamento ad una serie di situazioni che vanno al di là del calcio. In Italia c'è più pressione e meno programmazione rispetto ad altri campionati, si guarda al risultato senza vedere come matura: le vittorie nascondono difetti, e nelle sconfitte non si va mai a vedere se c'è un lavoro e un'identità. Anche la parte mediatica è completamente cambiata...".
Che consiglio darebbe oggi a Milik?
"Penso che potrebbe lasciare ancora il segno in Italia. Penso a Zapata, che a Napoli non è riuscito a dimostrare fino in fondo il suo valore affermandosi all'Atalanta. Non vedo perché dovrebbe scappare dall'Italia, sicuramente nella scelta dovrà privilegiare l'essere al centro di un progetto, che sia dove vuole lui ma deve trovare una società che ci punti. Oggi, a distanza di anni, apprezzo ancor di più quanto riusciva a fare Julio Cruz, che decideva le partite da alternativa. Lo potevi mettere dentro 5' e si faceva trovare pronto, poi magari saltava due partite, rientrava e diventava decisivo. Oppure anche Massaro nel Milan... In generale, anche nella mia carriera è stato così, si preferisce essere generali in Corsica piuttosto che marescialli in Francia. Accettare di essere alternative non è facile, così come entrare a partite in corsa. Quelli come Milik hanno bisogno di giocare sempre".
Mancini oggi ha in testa il centravanti ideale per la sua Italia?
"In Italia ci sono tanti ottimi giocatori, come Belotti o Immobile. Manca però il campione, quel fuoriclasse che la Nazionale italiana ha sempre espresso in quel ruolo lì. Di campioni in questo momento non ne possiamo sventolare. Però abbiamo un allenatore che sta facendo grandissime cose, basta vedere i ventuno risultati utili consecutivi in questo periodo nel quale ogni selezione è più evoluta e il nostro campionato è un po' sceso dalle primissime posizioni. Non essendocene uno, la speranza è che il leader sia il gruppo nella sua totalità".
Qual è la chiave di lettura dietro ai tanti gol che si segnano ultimamente in Serie A?
"Sicuramente la differenza tra casa e trasferta si è quasi azzerata, e il fattore campo non incide più. Ogni partita è giocata in campo neutro, ed è ovvio che ci sia più serenità. Anche da parte degli arbitri... Vedo anche infortuni muscolari o ko generati comunque da situazioni di stress".
E dietro l'equilibrio della classifica?
"A prescindere dal tifo, per il bene del campionato italiano, sarebbe bene che quest'anno che... Non dico che la Juve non debba vincerlo, ma almeno fosse incerto fino alla fine. Se l'esito è scontato, il prodotto calcio italiano lo vendi meno facilmente. Noi tifosi della Ferrari ci arrabbiammo con Ecclestone anni fa quando spezzò il dominio, ma lo fece per il bene del movimento. Poi vanno comunque riconosciuti i meriti alla Juventus, che raccoglie i frutti di anni di programmazione".
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