Due anni possono essere, a seconda della percezione che se ne ha, un periodo lungo o breve. Ventiquattro mesi, centoquattro settimane, settecentotrenta giorni: qualsiasi unità di misura vogliamo utilizzare il concetto non cambia. Perché alla base di tutto c’è, appunto, la percezione del tempo, in base al nostro vissuto. “Nella mia testa è come se fossero passati due secoli - racconta in esclusiva ai microfoni di TuttoMercatoWeb.com Francesco Ghirelli, presidente della Lega Pro, nel giorno del suo secondo anniversario alla guida della terza serie del calcio italiano -. In primis per quanto stiamo vivendo a causa del Covid. Ricordo ancora perfettamente le telefonate in pieno lockdown con il presidente della Pergolettese con in sottofondo il suono tagliente delle sirene delle ambulanze o l’eco delle campane che davano continuamente l’annuncio della morte di altre vittime di questo terribile virus”.
Una situazione che sta mettendo fortemente alla prova tutto l’universo della Lega Pro.
“Vero, ma io vedo anche tanta voglia di resistere e agire da parte delle nostre società e dei nostri presidenti, nonostante costi sempre più pesanti per la messa in sicurezza del personale e delle strutture, a fronte di stadi chiusi e la contemporanea scomparsa delle sponsorizzazioni. Oltre a questo ho visto calciatori, ragazzi e uomini che durante il periodo della quarantena si sono dimostrati educatori di vita nei confronti dei tanti giovani che seguono quotidianamente il mondo del pallone. Le 500 iniziative sociali di quel periodo, le 1400 complessive, danno il segnale del legame, dell’interconnessione che esistente fra chi in questa lega lavora e gli appassionati”.
I due anni della sua presidenza non sono, però, stati scanditi solo dalla terribile pandemia oggi in atto, ma anche da altri momenti chiave.
“Il 2019 per me è stato l’anno dei 110 punti di penalizzazione comminati, delle società saltate, ma anche quello che ha dato il via ad uno dei provvedimenti più significativi della storia del calcio italiano. Un cambiamento che ha puntato dritto sul premiare quelle società virtuose che hanno subito l’azioni di quei banditi e di quei furbetti che sono circolati per anni nei meandri del sistema. Le scene viste a Piacenza con dei ragazzini mandati in campo senza alcuna protezione dei familiari non hanno niente a che vedere con il mondo del calcio e, soprattutto, non le vogliamo più rivedere”.
Volendo fare l’avvocato del diavolo, però, il caso del Trapani dimostra che questo tipo di battaglia non è ancora stata vita. Cosa manca per riuscirci?
“Chi ha avuto modo di vedere quel capolavoro di ‘Guardie e ladri’ con Totò si sarà reso conto di come il ladro riesca spesso a trovare il sotterfugio giusto, insito nella natura umana, per ingannare i rappresentanti della legge. Quello che possiamo e dobbiamo fare è rafforzare sempre più le regole esistenti, aumentare i controlli, puntare su una nuova sostenibilità economica, ma sopratutto sulla certezza e la celerità della pena per queste mele marce”.
Per molti, compreso il sottoscritto, il prossimo step evolutivo della Lega Pro passa da una riforma dei campionati. E’ d’accordo?
“Sono d’accordo che serva una riforma di sistema, perché è l’unica che può funzionare. Voglio ricordare che noi siamo stati l’unica lega che nel 2012 si è autoriformata passando da 90 a 60 società. Una operazione, questa, che definirei illuministica, ma basata solo sui numeri delle partecipanti. La riforma che serve alla Serie C non può partire dai numeri perché risulterebbe solo strumentale. Bisogna ragionare di mission, di sostenibilità e poi dopo di numeri, dell’articolazione dei campionati e di tutto il resto. Se volessi fare l’opportunista direi subito sì ad una Serie B a 40 squadre perché così i nostri problemi si sposterebbero a loro, ma non credo che sia giusto”.
E per superare la crisi attuale dovuta al Covid-19 quali sono le contromosse a cui state pensando?
“Stiamo lavorando oramai da mesi ad un piano strategico con il sostegno di PWC che comprende una serie di misure a sostegno delle società. In primis la sospensione dei versamenti fiscali e rateizzazione a lungo termine; a seguire l’erogazione a fondo perduto pari al 100% della somma per tutte quelle società che hanno sostenuto degli investimenti nei settori giovanili atti all’individuazione delle positività al virus; finanziamenti erogati dall’Istituto per il Credito Sportivo per le esigenze di liquidità e concessione di contributi in conto interessi sui finanziamenti. Il decreto Cura Italia 1 ci ha equiparato al settore industriale. Noi dobbiamo usufruire delle misure previste per le le piccole e medie imprese, quindi i finanziamenti erogati da ICS vanno garantiti dal livello centrale; infine per il provvedimento sul Credito di imposta c’è bisogno del decreto attuativo, è urgente che il governo lo vari. Ne abbiamo bisogno e non è più rinviabile. Mi appello al ministro Spadafora. In sintesi o arrivano risorse ed interventi dal governo o rischiamo il collasso. Continuare a giocare senza introiti è un onere pesantissimo. Il Paese soffre, i club soffrono e ciò non sarà sopportabile per tanto tempo”.
Si aspettava una maggiore solidarietà dalle lega maggiori?
“Mi dispiace che il presidente della Lega di Serie A Dal Pino non abbia risposto sulla scia della Premier League che si è autotassate per sostenere le categorie inferiori. Mi fermo qui”.
In conclusione quali le immagini che vorrebbe facessero da stella polare per i prossimi anni della Serie C?
“Ne scelgo due. Quella del bambino che andò ad aiutare a rialzarsi un giocatore del Bisceglie affranto e smarrito per la contestazione di una parte di persone che si erano spacciate come tifosi del club pugliese e quella di Carlo Acutis, il ragazzo canonizzato lo scorso 10 ottobre. Acutis rappresenta l’esigenza di valori che i giovani hanno. E’ un punto di riferimento fondamentale che oggi unisce il due ambienti più importanti nella vita dei giovani: il calcio e la rete. Due linguaggi universali da imparare ad utilizzare nel modo migliore”.
Presidente… pensa già alle prossime elezioni di lega?
“Sinceramente no. Con quanto stiamo vivendo la corsa alla presidenza della Lega è un pensiero lontanissimo. Ci sono situazioni più urgenti da affrontare”
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