La Ternana appesa a un filo

22.12.2018 22:29 di Ternananews Redazione  articolo letto 5388 volte
© foto di Federico Gaetano
La Ternana appesa a un filo

Farsi prendere dalla rabbia ora, potrebbe essere controproducente. Continuare a insistere sul fatto che questo gruppo di lavoro sicuramente si tirerà fuori e che arriverà primo è decisamente pericoloso.

Qualcosa va fatto per invertire la tendenza. Questa Ternana si è arenata. Non è un problema tecnico: i giocatori non possono essere diventati dei brocchi all’improvviso. Non è (solo) un problema tattico: dare le colpe solo a De Canio è miope. Non è (solo) un problema di organizzazione societaria: la mancanza di un direttore sportivo di esperienza è esattamente in questi momenti che si fa sentire.

Questo gruppo, questa società aveva tutto per poter vincere il campionato. Ha fatto di tutto per mettere la squadra nelle migliori condizioni possibili per poter vincere. E’ innegabile questo. Nei limiti del possibile (considerando che c’era anche molto da fare) ha cercato di accontentare tutte le esigenze, in primis quelle dell’allenatore che altrettanto giustamente ha preteso il massimo.

La Ternana ha una rosa di prim’ordine. Ha un allenatore di comprovata esperienza: con lo spessore giusto per iniziare un processo di crescita. Ha delle risorse economiche che in C (ma anche in B) in pochi hanno.

Ma la situazione comincia ad essere preoccupante. Perché la Ternana non solo non è prima. La Ternana è sesta, ha 27 punti, ovvero 9 in meno del Pordenone che è in testa alla classifica e che ha la stessa differenza reti della Ternana… Significa (ma questo lo sapevamo) che anche vincendo (e anche questo è tutto da dimostrare) contro la Sambenedettese saresti a sei dalla vetta (seppur secondo in classifica). La Ternana nelle ultime partite ha balbettato. Sconfitta a Ravenna per 3-2, pareggio con la Giana per 3-3, sconfitta con il SudTirol per 2-1. Solo in queste ultime 3 partite un punto (contro l’ultima in classifica) e 8 gol subiti. In un periodo ancora più lungo le due vittorie con Fermana e Rimini avevano ristabilito un pizzico d’ordine dopo le due sconfitte consecutive con Vicenza in casa e Pordenone fuori, precedute da un pareggio all’ultimo minuto contro la FeralpiSalò.

Dal 21 novembre ad oggi (un mese preciso) la Ternana ha giocato 8 partite. Significa due a settimana. E questo è un altro problema (compresi anche gli infortuni che non hanno permesso alle Fere di poter ruotare gli uomini e quindi di non essere freschi). In queste 8 partite però la Ternana ha perso 4 volte: il 50% delle volte. Ha vinto soltanto due gare (contro Rimini e Fermana). Ha preso 12 gol: vale a dire uno e mezzo a partita. Ne ha fatti 12 e comunque non è riuscita neanche a portare a casa la metà dei punti. Su 24 disponibili la squadra di De Canio ne ha portati a casa 8. Un terzo.

Non basta tutto questo, non può bastare. Soprattutto non basta a Bandecchi che voleva subito tornare in Serie B dopo l’umiliante retrocessione dello scorso anno.

E’ una Ternana che spesso ha giocato un buon calcio ma che altrettanto spesso non ha convinto. Ha dato sempre la sensazione di essere una squadra fortissima che quando accende il motore non ne ha per nessuno, ma allo stesso tempo, quasi contemporaneamente rischiava di farti “addormentare” per mancanza di appeal: forse perché troppo sicura di sé stessa.

Ma come detto pensare che sia tutta colpa di un solo uomo sarebbe veramente miope. A Terni dagli spalti sempre più spesso si sente dire: bullito… Non lo è e non può esserlo. Di sicuro è in difficoltà. E si sa che nel calcio i primi a pagare quando le cose non vanno, quando i risultati non arrivano, sono gli allenatori. E’ una legge non scritta.

Ma la vera domanda è: siamo arrivati al punto critico. Quello oltre il quale proprio non si può andare? A questa domanda possono rispondere soltanto Ranucci e Bandecchi. Che dovranno necessariamente confrontarsi con l’allenatore, per capire veramente in profondità i mali di questa Ternana.

E sarebbe miope pensare che cambiando allenatore tutto cambierebbe all’improvviso. In questi casi il cambio serve solo per cercare una scossa, per cercare di scrollare l’ambiente dalle sue incertezze.

E allora la domanda diventa: questa squadra ha bisogno ora di una scossa? O la scossa può arrivare anche in altro modo? Basterebbe per esempio l’arrivo immediato di un direttore sportivo?

La situazione comincia a diventare pesante. I numeri ormai sono preoccupanti. C’è bisogno subito di un’inversione di tendenza