Qualcuno (ingiustamente) collega la pessima tenuta difensiva delle Fere al calcio offensivo e spregiudicato proposto dal tecnico romano. Eppure questo tipo di calcio, affascinante e innovativo, avrebbe portato la compagine rossoverde nelle zone alte della classifica senza alcune variabili negative non addebitabili ad un allenatore preparato sul piano tattico e lucido nella lettura del match. Del resto molte delle reti subite finora (Luppi a Chiavari, Bisoli contro il Brescia, Zigoni contro il Venezia, Marilungo contro lo Spezia, Favilli contro l’Ascoli e Citro e Ciano a Frosinone) arrivano a difesa schierata. Altre invece scaturiscono da rigori evitabilissimi (Paolucci a Salerno e Bleve a Cremona) o da “letture” sbagliate su palle inattive (incornate vincenti di Domizzi su corner contro il Venezia e di Soddimo su punizione laterale a Frosinone). Completano il quadro sfortunati autogol (Gasparetto contro la V. Entella e Plizzari contro il Venezia) e marchiani errori individuali (a Salerno su Bocalon, a Chiavari su Eramo, a Bari su Cissè e Improta, a Cremona su Scappini e Mokulu, contro lo Spezia su Granoche e a Frosinone su Matteo Ciofani).
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