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Ternana: analisi di un naufragio

Sembra una situazione surreale quella che sta vivendo la Ternana da due mesi a questa parte, pare che i rossoverdi si siano dimenticati come si vince, pare che abbiano perso la rotta e che il mare burrascoso della Lega Pro li stia chiamando a sé, un po' come succedeva ai marinai greci con le sirene ammaliatrici.

La Ternana come il Titanic, ma con meno presunzione: se la nave da crociera inglese era stata definita inaffondabile, la squadra rossoverde ha le potenzialità per raggiungere la salvezza, anche senza troppi affanni, o forse le aveva, perchè a vederla adesso, la nave delle Fere sembra aver impattato contro un iceberg troppo grosso per essere aggirato. Poche idee in campo, tanto nervosismo, e un timore e una paura nelle gambe e nella testa che non vanno via, ma anzi che inchiodano tutti al terreno di gioco, non permettendo a nessuno di giocare libero. La partita contro la Pro ne è l'ennesima prova, l'ennesima dimostrazione che una squadra spaventata e sfiduciata, anche quando va in vantaggio, rischia di perdere, rischia di farsi riprendere dall'avversario e di soccombere. Il gol di Falletti, complice anche un intervento non estasiante di Provedel, aveva riacceso la luce, in tutti, ma poi i rossoverdi si sono slegati, chiusi, rintanati indietro troppo presto perchè la Pro Vercelli, squadra coriacea e in cerca della salvezza, potesse rinunciare a giocare; paura, errori, falli dovuti all'agitazione e alla frustrazione hanno fatto il resto.

L'epilogo, con capitan Meccariello, Aresti, Falletti e Petriccione, quest'ultimo senza aver nemmeno giocato, che vanno verso le curve a ricevere tutto fuorchè gli applausi, con Zanon che piange in mezzo al campo, mentre il resto della squadra, allenatore compreso, sono negli spogliatoi dà un po' la cifra di una situazione che sta velocemente sfuggendo al controllo di chi dovrebbe averla in mano. Le parole di Gautieri nel post-partita tradiscono un ambiente tutto meno che sereno, e ci mancherebbe altro. Ma è un messaggio forte che potrebbe spaccare ancora di più l'ambiente e che potrebbe far avere una reazione contraria. Ora in campo deve andarci la dignità, perché l'iceberg è davvero vicino, forse troppo anche per poter avere il tempo di fare manovra. Ma puntarlo dritto senza neanche provarci, a girare, sarebbe un suicidio…

 

 

 

Marina Ferretti

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