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Semo nati pe’ tribbola’?

Comincia a sorgerci un dubbio, uno di quei dilemmi tutti scaramanzia e irrazionalità che, si sa, sono in realtà l'anima e il cuore del calcio, la parte più vera e meno costruita di uno sport che fin troppo spesso lasciamo che influenzi le nostre giornate. Dicevamo, ci sorge un dubbio: e se credessimo fin troppo che "semo nati pe' tribbola'"?

Perchè il ternano, quello che il rossoverde lo vive dentro come se la squadra fosse un parente stretto, forse quasi un figlio, è nato con la convinzione che tifare Ternana equivalga necessariamente a soffrire, a vivere sulla propria pelle tutte le piaghe d'Egitto per una piccola soddisfazione. Se il tifoso delle Fere non arriva ad espiare tutte le colpe dei propri antenati (e a volte anche di quelli altrui), la prima cosa che gli viene da pensare è che dietro possa esserci la fregatura, che la tribolazione abbia solo tardato, che abbia sbagliato indirizzo ma che sia in cammino per rimettersi in carreggiata. Ed è anche questo il bello di Terni e dei suoi abitanti, che quel motto, quel "semo nati pe' tribbola'" non lo hanno tatuato sulla pelle, è proprio una parte fondamentale del genoma, lo hanno nel dna. Essendo nati con la consapevolezza (o con la convinzione) che soffrire per la Ternana sia prima di tutto un dovere, ecco che anche una stagione oscura, faticosa, debilitante anche dal punto di vista fisico oltre che nervoso, viene perdonata, viene accettata come normale, una delle tante. Accade, però, che di solito la tribolazione rossoverde finisca con una piccola gioia, con una salvezza all'ultimo minuto dell'ultima giornata per esempio, e quindi tutto sembra più sopportabile. 

Può succedere, altresì, che questa piccola gioia in questo mare di dolori a cui il tifoso si sottopone per senso del dovere (ma soprattutto per un amore incondizionato e infinito) venga a mancare, che l'impressione sia che quella lucina in fondo al tunnel non sia quella del sole ma quella di un treno che ti si pari contro. E allora, quando questa fiammella di speranza inizia ad affievolirsi, è a quel punto che sorge il dubbio: non è che, in realtà, non "semo nati pe' tribbola'", e che si potrebbe chiedere qualcosa in più alla vita sportiva di questa città? Non è possibile che, a forza di ripetere questo mantra, il destino si sia convinto che debba andare necessariamente in questo modo, tanto che anche le squadre che si susseguono sembrano abbracciare la filosofia ternana? Allora, magari è tardi ormai, magari è troppo radicato, ma proviamo a dire basta, proviamo a convincerci che chi si ama si sta vicino nei momenti di sofferenza, nei periodo difficili, ma che in una storia d'amore l'obiettivo è stare bene. Proviamo a smettere di pensare che tutto il dolore sia sempre così necessario, anche solo per raggiungere un obiettivo minimo: proviamo a convincerci che "semo nati pe' campa' felici", chissà che non funzioni.

Marina Ferretti

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