Siamo abituati, solitamente, a ricordare i compleanni di calciatori, allenatori, a volte presidenti o comunque persone e personaggi che popolano il mondo del calcio, a tenere a mente date storiche per la vita e la storia di una squadra, le promozioni, le retrocessioni, le vittorie nelle partite quelle che contano più delle altre; oggi no, oggi vogliamo festeggiare qualcosa di più grande, grande quasi come la Ternana stessa: la sua casa.
Cinquant'anni fa iniziava, con un'amichevole di lusso contro i brasiliani del Palmeiras, la storia del Libero Liberati, la storia della casa delle Fere. Stadio futuristico, quasi avveneristico per l'inizio degli anni '70, nato dalle mente dell'ingegner Leonardo Burrachello, lo stesso del Bentegodi di Verona per capirci, lo stesso che diede già a quello quella strana forma, quegli anelli, quelle sovrapposizioni particolari. Da allora, dal 1969, quella è la casa della Ternana, e come ogni casa che si rispetti ha visto crescere una famiglia, quella rossoverde, fatta di tifosi, giocatori, squadre, fatta di momenti di gloria eterna e di altri di buio pesto. Mezzo secolo di festeggiamenti, di serie A e B, ma anche dei bassifondi del calcio, di fallimenti, di retrocessioni e di sogni infranti, cinquant'anni di spalti pieni come le famiglie al cenone di Natale, ma anche svuotati come quelle sere in cui, a casa, non c'è proprio nessuno e tutto sembra freddo, inanimato, surreale.
Il Liberati ha raccolto lacrime, tante, di gioia e di dolore, ha resistito a contestazioni feroci e a ondate di felicità, ha assorbito calci di rabbia, cori, urla, abbracci e più di qualche schiaffo, fisico e metaforico; ha perso qualche pezzo, ha pianto tanti amici scomparsi, ma è stato ricucito, rattoppato, così come ne è stato rimesso insieme il cuore quando ha accolto nuove vite, ha visto prime volte a cui poi sono seguite seconde, e ancora terze. Spesso criticato, per il suo essere ormai poco "moderno", spesso si è pensato anche di traslocare, di cambiar casa perchè in fondo è normale che sia così, eppure non esiste ternano al mondo che, passando in via Aleardi, a qualsiasi ora e in qualsiasi giorno, non si volti almeno una volta a guardarlo, il Liberati, come per controllare che la nostra storia sia ancora li, come a dire "E' bello sapere che ci sei", come quando torni a casa da una lunga vacanza e ti rendi conto che si, il mondo è un posto meraviglioso, ma che quella, casa tua, è il tuo di mondo.
Auguri, casa!
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