RassegnaStampa - Messaggero - La solitudine del numero uno

13.09.2019 10:00 di Ternananews Redazione   Vedi letture
Fonte: Messaggero
© foto di Federico Gaetano
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«Sì, lo possiamo dire. Il neroazzurro è parte della mia vita». Fabio Gallo, 49 anni compiuti 11 settembre, ha iniziato la sua carriera calcistica nelle giovanili dell'Inter. Sei anni. Interista? «No. Forza Dea». Atalanta, la squadra che lo ha visto per sei stagioni calcare il campo Atleti azzurri d'Italia come giocatore e poi come allenatore delle giovanili. Bergamo, la città dove ha scelto di vivere per sempre. Azzurro come il suo colore preferito, azzurro come il mare... e gli occhi si illuminano. «Davanti al mare il cuore si apre e toglie i cattivi pensieri» Anche in tempesta? «Sì». E i ricordi vanno a Tellaro, il borgo dei pescatori a ridosso di Lerici, dove aveva deciso di vivere durante l'esperienza allo Spezia. Le passeggiate in solitudine, fino a Lerici, in compagnia dei suoi pensieri. Gli scogli, gli spruzzi della mareggiata. Il salmastro che ti si attacca all'anima come balsamo sulle ferite. La solitudine è una costante nella vita dell'allenatore della Ternana. Solo, al mare; solo, al cinema - «vado in orari dove c'è poca gente». Solo, nel Cammino di Santiago. Esperienza folgorante. Decisione presa in due giorni. «Ero in casa, da solo - ma va! - e stavo pensando al Cammino di Santiago. Da poco era successo il fattaccio di Brescia (Fabio Gallo licenziato dagli ultras del Brescia titolavano i quotidiani dell'epoca n.d.r.) e non mi capacitavo di come fosse stato possibile che l'aver giocato anni prima nel Brescia, per poi passare all'Atalanta, a distanza di anni non mi venisse ancora perdonato e mi si privasse del diritto al lavoro. Rivalità storiche tra tifoserie che mi costrinsero ad abbandonare la chiamata come vice di Giampaolo nelle squadra delle Rondinelle. Una delusione cocente. Insomma, ero lì che meditavo quando accendo la televisione e vedo un documentario sul Cammino di Santiago. E' un segno del destino. Prendo il computer e mi prenoto il volo. Due giorni dopo ero con lo zaino in spalla».