Incontro con un ex-rossoverde: Stefano Papa

08.10.2019 17:00 di Ternananews Redazione   Vedi letture
Incontro con un ex-rossoverde: Stefano Papa

Anni ’90. Quante sensazioni suscita il pensiero di quegli anni a qualunque tifoso rossoverde!
Gioie e dolori. Eh si, si potrebbe riassumere quel decennio con questo motto: “gioie e dolori”. Infatti in quegli anni è successo un po’ di tutto e si è passati dal cambio societario tra Gambino e Gelfusa, la promozione in B con il binomio Gelfusa/Clagluna, al fallimento societario con conseguente radiazione e ripartenza dalla serie D. Poi ancora un ripescaggio in C2, le promozioni in serie C1 e B nel giro di sole due stagioni. Insomma di carne al fuoco in quella decade ce n’è stata, e pure parecchia!
Questa volta abbiamo incontrato un altro protagonista dei primi anni di quel decennio: Stefano Papa.
Papa nasce a Roma il 19/07/1967 e cresce nelle giovanili della Roma nel ruolo di centrocampista.
Nell’estate del 1986, a soli 19 anni, viene mandato “a farsi le ossa” in C2, alla Virtus Lanciano, dove rimarrà per due stagioni, quindi si trasferisce ad Andria, ancora in C2, dove sarà uno dei protagonisti della vittoria del campionato, dopo un testa-a-testa proprio con Ternana e Chieti.
Arriva alla Ternana nell’estate del 1990 quando sulla panchina rossoverde sedeva Mister Tobia. Rimarrà per tre stagioni, compresa quindi sia quella successiva, quella della vittoria del campionato di serie C1 con Mister Clagluna, sia quella della disgraziata stagione della serie B e del fallimento societario.
Dopo queste peripezie, nell’estate del 1993, con una Ternana fallita e con una nuova gestione societaria che garantirà l’iscrizione alla serie D, Papa si accasa alla Viterbese, squadra che poi sarà avversaria dei rossoverdi nella stagione successiva. Rimarrà alla Viterbese per due stagioni, conquistando anche la promozione in C2, proprio a spese della Ternana, per poi continuare la carriera prima al Cecina, in serie C2 e poi in altre società umbre o laziali.
Oggi Papa vive nella nostra città e continua ad orbitare nel mondo del calcio con il ruolo di Responsabile Tecnico presso il “Football Academy” della Polisportiva Ternana (San Valentino Sporting Terni).

1) Come iniziò la sua carriera calcistica?

Io sono cresciuto nel quartiere romano della Garbatella, dove i palazzi avevano tutti un cortile interno. Lì passavamo, con i miei amici, i pomeriggi a correre dietro al pallone fino a notte inoltrata. Poi, sempre con gli amici dell’epoca, abbiamo partecipato ad un torneo nell’Oratorio San Francesco, tra gli oratori romani, e lì sono stato notato da un osservatore della Roma il quale poi mi ha portato nelle giovanili della Società giallorossa.

2) Prima di arrivare alla Ternana lei, nella stagione 1988-‘89 quando militava nella Fidelis Andria, si giocò la vittoria del campionato di C2 proprio contro i rossoverdi. Che ricordo ha di quella incredibile stagione, per la Ternana terminata con lo spareggio di Cesena contro il Chieti?

Ricordo una stagione strepitosa con un finale incredibile dove recuperammo diversi punti alla squadra rossoverde andando a vincere tutte le ultime 6/7 partite e terminando in prima posizione grazie alla classifica avulsa.
A metà stagione fu esonerato Mister Volpi, sostituito da Mister Soldo, il quale fece un lavoro a livello mentale veramente impressionante. Quello fu il momento che diede la svolta al nostro campionato!

3) Proprio in quella stagione, nella partita di ritorno (Fidelis Andria-Ternana 2-0, il 12-03-1989) lei fu anche il marcatore della prima rete. Quella vittoria risultò poi decisiva per la vostra vittoria del campionato. Che ricordi ha di quell’episodio?
Avrebbe mai pensato in quel momento, che un giorno avrebbe poi vestito la maglia rossoverde?

Ricordo che realizzai quel goal di testa; anche se io ho sempre ragionato in termini di collettivo e non individuale, devo riconoscere che quel goal fu importantissimo ai fini dell’obiettivo finale.
Quando pochi mesi dopo arrivai in rossoverde, il “grande” Paolo Doto non perdeva occasione, scherzando, di ricordarmi che non era lui a marcarmi quel giorno ma che fosse Sciannimanico, mentre la verità era che fosse proprio lui e quindi per tutta la stagione l’ho preso scherzosamente in giro dicendogli che era riuscito a farmi fare quel goal così importante.
Ovviamente in quel momento non potevo sapere che poi avrei vestito la maglia rossoverde, visto che avevo molte richieste di società di serie B e C.

4) Nell’estate del 1990 lei approdò alla Ternana. Chi fu l’artefice di questa scelta?

La scelta fu esclusivamente mia. Andai a Milanofiori, dove il mio procuratore mi aspettava nell’ufficio di una società importante di serie B, ed io invece mi recai nell’ufficio della Ternana, la quale mi aveva precedentemente contattato, e firmai il contratto, con molto disappunto del procuratore stesso. Questo perché fin da piccolino avevo il sogno di vestire un giorno la maglia delle Fere, affascinato dai colori di questa Società, oltre che dalla vicinanza alla mia città natale, ed ogni volta che sfogliavo l’album delle figurine mi soffermavo incantato, per questo motivo, su quelle della Ternana.

5) In quel campionato lei risulterà il rossoverde con più presenze in assoluto di tutta la rosa, questo presume fiducia incondizionata da parte di Mister Tobia e del suo successore Mister Orazi. Sentiva di essere importante per gli equilibri di quella squadra?

Ricordo il primo giorno, appena arrivato, con l’intera squadra. Tra loro c’erano, ovviamente, i più esperti: Sciannimanico, Pochesci e Doto, e proprio quest’ultimo, il quale era sempre pronto alla battuta e allo scherzo, mi disse: “Ah Papa! Guarda che quest’anno tu devi correre anche per tutti noi su quella fascia!”. Questo perché sapevano benissimo il gioco che aveva intenzione di fare Mister Tobia, il quale ovviamente cercava un calciatore con le mie caratteristiche per quel ruolo.
Quindi la risposta è che si, mi sentivo importante per gli equilibri della squadra, anche perché, grazie al mio carattere tranquillo e riflessivo, non ho mai dato problemi all’interno del gruppo.

6) Allenatore di quella squadra era, appunto, Mister Tobia? Che tipo di allenatore e di uomo è stato per il calciatore Papa?

Mister Tobia era una persona molto divertente e con il suo modo di fare metteva a proprio agio i propri giocatori. Si affidava molto ai leader della squadra, leader “veri” che agivano veramente per il bene della squadra. Il mister si rapportava continuamente con noi più giovani, ma quando non ci riusciva in pieno, allora mandava avanti loro ed i problemi venivano così sempre risolti.

7) Presidente di quella Ternana era invece il siciliano Gambino. Come lo ricorda il giocatore Papa?

Personalmente pochi rapporti con lui, dato che si confrontava soprattutto con i miei compagni più esperti, ma sicuramente molto buoni. Ho dei bellissimi ricordi del Presidente. E’ stato sicuramente un presidente che non ci ha fatto mancare assolutamente nulla.
Tra gli aspetti negativi, di cui io non ho mai capito le vere motivazioni, sicuramente vanno annoverati gli allontanamenti di Mister Tobia, di Doto e Sciannimanico.

8) Proprio a causa del rapporto ormai rovinato tra il presidente e Mister Tobia, ad un certo punto della stagione avvenne l’esonero dell’allenatore e la sostituzione appunto con Mister Orazi. Questo avvenne dopo una partita che ebbe veramente dell’incredibile (Nola-Ternana 5-0, l’11-11-1990). Ricorda quella giornata “schizofrenica”?

Sicuramente quella fu una delle partite più brutte ed assurde a cui ho partecipato in tutta la mia carriera! Quel giorno c’era un clima “particolare”, come se si respirasse un’idea di smantellamento e noi giocatori accusammo questa situazione in maniera incredibile.
Il rammarico è dovuto al fatto che quell’anno la squadra era veramente forte e avrebbe potuto puntare anche alla vittoria del campionato. Purtroppo quelle vicende portarono a ben altra direzione!

9) Lei realizzò una sola marcatura, determinante però ai fini della vittoria di quella partita (Campania Puteolana-Ternana 1-2, il 25-11-1990). Che ricordi ha di quell’episodio?

Ricordo nitidamente quel goal, anche perché di solito non è che ne facessi molti. Ricordo una palla lanciata in profondità ed io mi gettai su di essa, arrivando prima del portiere, a cui gliela feci passare sopra la testa con un pallonetto. Subito dopo andai ad esultare sotto al settore dove erano posizionati i nostri tifosi.

10) L’anno successivo cambia tutto. La società viene acquistata dall’imprenditore romano Gelfusa e sulla panchina arriva Mister Clagluna. Al termine della stagione lei avrà “solo” 19 presenze. Si aspettava una presenza da titolare maggiore? Ci fu delusione per questo dato statistico?

Con il cambio societario io inizialmente chiesi di essere ceduto perché una sensazione “a pelle” mi diceva che era meglio lasciare in quel momento. La Società però mi rassicurò e mi cambiò contratto, allungando la sua durata; della vecchia rosa rimanemmo in pochissimi. Però capii subito, fin da quando durante l’estate venne ristretto il campo del Liberati, che il gioco di Mister Clagluna sarebbe stato molto diverso da quello dei suoi predecessori, probabilmente non molto adatto alle mie caratteristiche. Forse la mia colpa fu che non mi adattai granché a quel tipo di gioco che adottava il Mister.
Ma quello che contava maggiormente in quel momento era il raggiungimento dell’obiettivo, che era quello della promozione, ed alla fine quel risultato arrivò, per la grande soddisfazione di tutti, me compreso.

11) Nonostante questo, appunto, ci fu subito una grande soddisfazione: promozione in serie B. Ci racconta le sue sensazioni di allora?

Di quella stagione ho il ricordo di un campionato vinto ma anche del fatto che gli sportivi non si esaltarono più di tanto per il gioco espresso dalla squadra.
Sicuramente però una grande soddisfazione per tutto l’ambiente perché vincere non è mai facile e a Terni erano 12 anni che mancava la serie B e 18 la vittoria di un campionato.
Indimenticabili comunque i festeggiamenti in città di quella vittoria, i quali durarono per alcune settimane.

12) Che rapporto ha avuto, come calciatore e come uomo, con Mister Clagluna?

Sinceramente non ho avuto un gran rapporto, né umano e né professionale con lui e sarei bugiardo se affermassi che Mister Clagluna fosse il mio allenatore ideale. Notavo che la prima sostituzione da fare era sempre per il sottoscritto e questo mi lasciava un bel po’ di amaro in bocca, ma soprattutto non mi convinceva il suo modulo di gioco che non era certo quello “totale” di altri allenatori che ho avuto nella mia carriera.

13) Invece cosa mi può dire del Presidente Gelfusa? Che tipo di rapporto avevate con lui voi giocatori?

Una personalità pura, forse anche ingenua per quel tipo di ambiente!
Una persona che, ad un certo punto, si è ritrovata in una situazione molto più grande di quello che probabilmente avrebbe mai potuto immaginare ed alcune sue vicende finanziarie verosimilmente hanno influito in maniera negativa sull'esito finale della sua storia in rossoverde.

14) In queste due stagioni si giocarono i derby di campionato contro i cugini del Grifo (Ternana-Perugia 1-0, il 02-12-1990; Perugia-Ternana 0-0, il 28-04-1991; Perugia-Ternana 0-1, il 20-10-1991; Ternana-Perugia 1-0, l’8-03-1992). Lei scese sempre in campo in tutte queste occasioni. Quanto sentivate la pressione dell’ambiente rossoverde per queste partite che sono considerate sempre speciali dai tifosi?

Tantissimo, da non dormirci da una settimana prima!
Si “respirava” nell’aria andando in giro per la città. Credo che proprio questo, aldilà del derby, fosse il segreto dei successi ottenuti in quegli anni: il forte legame che c’era tra la squadra e tutto l’ambiente rossoverde. Eravamo parte attiva della città, la vivevamo giorno per giorno, nella maniera più semplice, come nel fatto di avere amicizie personali. Per tale motivo, ad esempio, ogni sera eravamo invitati a cena a casa di qualche amico-tifoso.
Per questo riuscire a vincere, soprattutto il derby, era una conseguenza di tutto ciò: ci sentivamo ternani al 100%!

15) Proprio nel derby di ritorno della stagione 1991-’92 accadde un po’ di tutto. Dopo un primo tempo giocato a viso aperto, le due squadre quasi si “accordarono” tacitamente per il pareggio, utile comunque ad entrambe. Il goal di D’Ermilio a pochi minuti dal termine ruppe quell’equilibrio sottinteso. Quali sono i suoi ricordi di quella partita?

Il primo tempo di quella partita fu giocata a viso aperto dalle due squadre, e noi sfiorammo il goal più volte. Nel secondo tempo, visto che il pareggio soddisfaceva entrambe e che non si riusciva a sbloccare il risultato, inconsciamente ci cominciammo ad accontentare dello 0-0, considerando anche il fatto che ancora la vittoria dava solo due punti e non tre come ora, fino a che non venne fuori quell’”euro-goal” di D’Ermilio che ruppe quell’equilibrio e loro andarono letteralmente “nel pallone”!
Tutte le polemiche e le insinuazioni che sono poi state fatte, posso assicurare che sono solo delle inutili chiacchiere!

16) Ma l’anno successivo fu per tutto l’ambiente rossoverde un vero e proprio incubo. Ultimo posto in classifica, Società in disfacimento che portò al fallimento e conseguente radiazione. Che ricordi personali ha di quella disgraziata stagione?

Una stagione veramente “maledetta”, che ha segnato negativamente sia me che molti altri miei compagni di squadra, portandoci via molto di quella passione che avevamo fino a pochi mesi prima.
A livello personale fu una stagione iniziata subito in maniera negativa dato che, con l’acquisto di giocatori importanti, come Tovalieri, Maiellaro, Evangelisti e Taglialatela, io ero stato inizialmente inserito nella lista dei cedibili, poi reinserito nella rosa una volta che vennero rispediti al mittente per le note vicende.
Sarei potuto andare via quella stessa estate, però avrei voluto poter scegliere una società che mi desse delle garanzie, cosa che non accadde e quindi rimasi fino al termine del campionato, ma fu un vero e proprio calvario!

17) Nell’estate del 1993, mentre la Società colava a picco, lei fece la scelta di andare alla Viterbese, in serie D. Quali furono le motivazioni di tale scelta?

Una scelta di vita, dettata dal fatto che non volevo allontanarmi né da Roma, dove viveva la mia famiglia, né da Terni, dove viveva la mia ragazza, città che successivamente sarebbe diventata la mia casa. Inoltre volevo scappare dalle delusioni e dalle frustrazioni vissute nella stagione appena conclusa.

18) Proprio la Viterbese sarà l’avversaria della Ternana, in serie D, nelle due stagioni successive. Quali sensazioni provò nel ritrovarsi “dall’altra parte della barricata”?

Io sarei rimasto volentieri, visto che Terni ormai la consideravo “casa mia”, però dopo tutte le vicende che erano accadute, non me la sono sentita di farlo perché ripartire dal basso della serie D significava dare delle garanzie all’ambiente e sinceramente, per dignità nei confronti dell’ambiente stesso, non ero così sicuro di riuscire nell’intento. Mi sono chiesto più volte: “quanto posso dare alla causa?”, la risposta era sempre “non molto”. A quel punto, come forma di rispetto nei confronti della tifoseria, ho preferito cambiare aria.

19) Nella sua seconda stagione alla Viterbese, la vittoria del campionato si giocò fino alla fine tra gialloblù e rossoverdi, e si risolse a favore della squadra laziale per soli due punti. Determinante fu il pareggio del Liberati, alla penultima di campionato (Viterbese- Ternana 1-1, il 06-05-1995) che praticamente sancì quel verdetto. Lei era in campo anche quel giorno: quanta soddisfazione e senso di rivincita provò?

Mai pensato ad un senso di rivalsa nei confronti della Ternana, per i motivi che ho spiegato precedentemente. Avevo fatto una scelta e quella era la logica conseguenza.
Ovviamente ci fu soddisfazione professionale per il campionato vinto, anche se il destino volle che dall’altra parte della barricata ci fosse proprio la squadra rossoverde!

20) Nella sua esperienza alla Ternana ricorda di qualche litigio acceso nello spogliatoio, prima o dopo una partita?

Si, è accaduto, ma credo che sia del tutto normale che possa accadere, tra compagni o tra allenatore e giocatori, però nulla di particolarmente eclatante.
Credo che le situazioni che sono alla luce del sole non rappresentino mai un pericolo per l’ambiente, molto più pericolose quelle che non sono evidenti e che “aleggiano” all’interno dell’ambiente di una squadra.

21) Che rapporto aveva, ed ha oggi, con la tifoseria rossoverde?

Ho sempre amato la città e la sua tifoseria perché c’era un rapporto basato sulla stima, sul rispetto, sul valore dei rapporti umani genuini, non interessati, e se ho deciso di rimanere a vivere qua è dovuto proprio a questo.
Terni è una città che ti ama in maniera passionale se gli dimostri di amarla, di avere attaccamento alla maglia e per questo rispettarla.
Per me arrivare a vestire la maglia delle Fere ha rappresentato il raggiungimento di un mio desiderio che avevo fin da bambino e forse, per certi aspetti, questo è stato anche un limite per me, però sono felice così.
Oggi il calcio lo vivo in maniera molto più distaccata perché quel modo di intendere il calcio non esiste più, è cambiato tutto e sinceramente preferisco viverne ai margini.

 

La carriera di Papa in rossoverde:

1990-’91 (Serie C1): Presenze in campionato: 34, Goal realizzati: 1 Presenze in Coppa Italia: 5, Goal realizzati: 2

1991-’92 (Serie C1): Presenze in campionato: 19, Goal realizzati: 0 Presenze in Coppa Italia: 4, Goal realizzati: 0

1992-’93 (Serie B): Presenze in campionato: 21, Goal realizzati: 1 Presenze in Coppa Italia: 1, Goal realizzati: 0

La carriera di Stefano Papa:
1980-‘86: Roma (giovanili)
1986-’88: Virtus Lanciano (serie C2)
1988-’90: Andria [serie C2 (promosso in C1) e C1]
1990-’93: Ternana [serie C1(promosso in B) e B]
1993-’95: Viterbese (serie D e C2)
1995-’96: Cecina (serie C2)
1996-’97: Piediluco
1997-: Civita Castellana (Eccellenza Lazio)
Dic. 1997-‘00: Cesi (Eccellenza Umbria)
2000-’01: Narnese (Eccellenza Umbria)
2001-: Arrone (Eccellenza Umbria)
Dic. 2001-‘02: Foligno (Eccellenza Umbria)

 

Marco Barcarotti

(intervista realizzata nel Settembre 2018)

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